┬ šimma   (La cima)
(scitta da Fabrizio De AndrÚ con Ivano Fossati - dall'album Le nuvole, 1990)

Traduzione in italiano

Ti sveglierai sull'indaco del mattino
quando la luce ha un piede in terra e l'altro in mare
Ti guarderai allo specchio di un tegamino
Il cielo si guarderÓ allo specchio della ruggiada
Metterai la scopa dritta in un angolo
che se dalla cappa scivola in cucina la strega
a forza di contare le paglie che ci sono
la cima Ŕ giÓ piena, Ŕ giÓ cucita

Cielo sereno, terra scura
Carne tenera non diventare nera
non ritornare dura

Bel guanciale, materasso di ogni ben di Dio
prima di battezzarla nelle erbe aromatiche
con due grossi aghi dritti in punta di piedi
da sopra a sotto svelto la pungerai
Aria di luna vecchia, di chiarore di nebbia
che il chierico perde la testa e l'asino il sentiero
Odore di mare mescolato a maggiorana leggera
Cos'altro fare, cos'altro dare al cielo

Cielo sereno, terra scura
Carne tenera non diventare nera
non ritornare dura
E nel nome di Maria
tutti i diavoli da questa pentola
andatevene via

Poi vengono a prendertela i camerieri
Ti lasciano tutto il fumo del tuo mestiere
Tocca allo scapolo la prima coltellata
Mangiate mangiate, non sapete chi vi mangerÓ

Cielo sereno, terra scura
Carne tenera non diventare nera
non ritornare dura
E nel nome di Maria
tutti i diavoli da questa pentola
andatevene via

Il cuoco prepara la cima, alla fine vengono i camerieri a prenderla, lasciandogli "tutto il fumo del suo mestiere".
Non gli resta che maledire chi sta mangiando il suo capolavoro faticosamente preparato.