La geometria - Considerazioni didattiche sulla prima parte

Nelle voci Lo spazio, Distanza, Vettori, Figure-1 e, poi, Trasformazioni geometriche e Figure-2 avviene la sistemazione dei primi concetti di geometria piana, con qualche primo collegamento alla geometria tridimensionale. Tra i due gruppi di temi sono presenti temi, discussi in un'altra parte delle guida, legati all'introduzione dei primi elementi di trigonometria.

Rinviamo alla discussione presente nella introduzione per illustrare l'impostazione scelta, tra le varie possibili  (tra le quali era inevitabilmente esclusa una scelta assiomatica, come risulta chiaro anche da una specifica voce, per gli anni finali delle scuole superiori:  Assiomi e loro modelli – ovvero basti pensare al buffo modo in cui viene inteso il concetto di ente primitivo, come ente che non si definisce invece che come ente definito implicitamente dagli assiomi [vedi]).  Qui trovi una riflessione didattica che introduce alle scelte operate.  Una discussione più approfondita dell'impostazione dell'insegnamento geometrico, con una rapida storia della geometria stessa (e vari esercizi per gli insegnanti), la trovi qui.

Aggiungiamo, solamente, l'importanza dell'intreccio con le altree aree della matematica attraverso cui possono essere introdotte le prime formalizzazioni dei concetti geometrici e i possibili collegamenti (da accennare o, nel caso di scuole in cui siano presenti altri insegnamenti scientifici nel biennio, da sviluppare) con argomenti di fisica e scientifici in generale.

Agli esempi di conflitto tra terminologia matematica e linguaggio comune a cui occorre prestare attenzione (relativamente ai termini di angolo, direzione, distanza, curva, ...), che sono accennati nelle "introduzione", e che sono ripresi negli Oggetti Matematici (vedi), ricordiamo quelli relativi ai singificati di "lunghezza" e "altezza". In qualche manuale scolastico (ma anche in alcuni dizionari, enciclopedie, …) vengono date definizioni univoche di lunghezza, larghezza e altezza. In realtà si tratta di definizioni che non fanno altro che creare confusioni concettuali e alimentare fratture tra il linguaggio e il sapere per la "scuola" e quelli per la "vita". Per un esempio, vedi questo esercizio.
   Ricordiamo che in "matematica" si può parlare propriamente solo della lunghezza di un arco di curva (o, in particolare, di un segmento). Il termine viene esteso agli oggetti che si sviluppano prevalentemente in una dimensione e che per astrazione possono essere rappresentati con un arco di curva (la lunghezza di una strada, di un nastro, di un braccio, …).  Nel linguaggio comune se l'oggetto è usualmente disposto in modo che tale sviluppo sia verticale (specie se l'oggetto è poggiato su una base) si parla anche di altezza (altezza di una persona, di una bottiglia, di un palo, …:), indipendentemente dalla collocazione che ha l'oggetto nel momento in cui se ne parla. A volte con lunghezza si intende invece la misura dell'estensione dell'oggetto lungo la direzione secondo cui lo si sta guardando o lo si guarda abitualmente (per lunghezza di una stanza, di un giardino, … spesso si intende la lunghezza dei lati perpendicolari a quello su cui si apre la porta di ingresso).
   In matematica a volte si parla di altezza di una figura piana (o solida) rispetto ad un suo lato (o ad una sua faccia) per indicare la massima distanza che un punto della figura può avere dalla retta su cui giace tale lato (o dal piano su cui giace tale faccia): altezza di un triangolo rispetto ad un lato fissato, di un parallelepipedo rispetto ad una particolare faccia, …. Se vi è un solo punto che ha tale distanza dal lato scelto, come nel caso dei triangoli, viene detto altezza anche il segmento di minima lunghezza che congiunge il punto con la retta di riferimento.  Nel linguaggio comune e nel linguaggio scientifico si usa l'espressione altezza di un corpo celeste C rispetto ad un piano di riferimento P e ad un punto di osservazione O (giacente su P) per indicare la misura dell'angolo formato con il piano P dalla direzione OC con cui si osserva il corpo. Abbiamo già richiamato altri usi nel linguaggio comune del termine altezza.
   Del termine larghezza non esiste un uso propriamente matematico; nel linguaggio comune viene spesso impiegato per indicare l'estensione lungo una direzione perpendicolare a quella a cui è stato riferito il termine lunghezza o il termine altezza, a seconda dei casi («è più largo che lungo»; …).  Naturalmente considerazioni analoghe valgono anche per altri termini: corto, basso, stretto, ….

Molti esempi, a vari livelli di difficoltà, sono presenti nella sezione esercizi  (nelle sezioni:  spazio a 1 e 2 dimensionitrigonometriavettori, matrici, algebra lineare).

Altri aspetti saranno discussi nella parte due (e nelle parti relativi alla prospettiva e ai volumi).

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