Strutture numeriche
Si parla di struttura
numerica quando congiuntamente a un insieme numerico
(numeri reali, numeri interi, numeri naturali, numeri periodici,
numeri decimali limitati,
) si considerano uno o
più oggetti matematici che stabiliscano dei collegamenti tra i
vari numeri.
Se, invece, voglio stabilire la quantità complessiva di oggetti che ottengo mettendo insieme due quantità note posso utilizzare come modello matematico i numeri naturali dotati della funzione di addizione.
|
Se voglio confrontare
delle misure di lunghezza posso considerare l'insieme dei numeri
reali positivi dotato della relazione di ordine "<". |
![]() |
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Alla scuola elementare
si impara come ricondurre le operazioni tra numeri decimali
limitati a operazioni tra numeri
interi; ad esempio 3.5+2.4 viene
calcolata così:
3.5 + 2.4
35 decimi + 24 decimi
59 decimi
5.9;
0.24 / 0.7 viene
calcolata così:
2.4 / 0.7
24 decimi / 7 decimi
24/7
3 con resto 3 (ovvero 3.428
; più
avanti è richiamato come
proseguire la divisione ottenendo un risultato non intero)
Come possiamo estendere
le quattro operazioni agli altri numeri reali?
Un'operazione tra numeri
reali x e y che non siano decimali limitati viene
ricondotta all'esecuzione della stessa operazione su intervalli che
contengano x e y e abbiano estremi decimali limitati.
Consideriamo
l'addizione.
Se
so che due aste hanno lunghezze in cm x e y comprese,
rispettivamente, tra 1.3 e 1.4 e tra 1.1 e 1.2, volendo che x+y
sia la lunghezza in cm dell'asta che si ottiene congiungendo le due
aste precedenti, dovrò avere:
[2.4, 2.6],
"
]

se
approssimo x e y con intervalli di ampiezza pari a un
decimo di quella dei precedenti, ad es. se
[1.35, 1.36]
[1.12, 1.13],
[2.47, 2.49],
più
in generale, se divido per 10 l'ampiezza degli intervalli con cui
approssimo x e y, anche l'ampiezza dell'intervallo in
cui deve cadere x+y si divide per 10.
Quindi, migliorando
la precisione con cui conosco x e y (cioè
aumentando il numero di cifre con cui approssimo x e y)
posso migliorare quanto voglio la precisione con cui conosco x+y.
Considerazioni
simili si possono fare per moltiplicazione, sottrazione e divisione.
In modi abbastanza
simili si possono definire anche altre operazioni. Ad esempio abbiamo
visto che l'estrazione della radice quadrata di y
può essere definita mediante un procedimento che mi permette
di trovare una dopo l'altra le cifre di un numero (non negativo) x tale che
x·x=y [
].
Analogamente si può
definire
procedimento numerico per risolvere l'equazione
Nota. Ora
possiamo precisare come
l'elevamento a potenza
si estende agli esponenti non interi.
Si è già
visto il caso degli esponenti decimali limitati:
20.4 =
24/10 = 22/5 = 22·(1/5) = 5√(22) = 5√4 =
1.3195
[ l'esponente viene espresso come frazione m/n
irriducibile e poi pensato come
am/n → am(1/n) → (am)(1/n) = n√(am) ]
Consideriamo, ad esempio, 23.413691375 . Possiamo calcolare:
| 23 = 8 | 24 = 16 |
| 23.4 = 234/10 = 217/5 = 5√217 = 10.5560 | 23.5 = 235/10 = 27/2 = 2√27 = 11.3137 |
| 23.41 = 2341/100 = 100√2341 = 10.6294 | 23.42 = = 10.7304 |
| 23.413 = = 10.6516 | 23.414 = = 10.6589 |
| 23.4136913 = = 10.6567180 | 23.4136914 = = 10.6567188 |
Si ottiene una
successione di intervalli [8, 16], [10.5560
, 11.3137
],
o il Qbasic o un foglio di calcolo (usando il simbolo "^") effettuano il calcolo non seguendo direttamente questo procedimento, ma con un algoritmo più efficiente, così come usano un algortimo per la radice quadrata più efficiente di quello con cui l'abbiamo definita.
Le definizioni delle
relazioni e delle operazioni tra numeri reali che abbiamo dato
(relazione d'ordine (<), addizione, moltiplicazione,
) sono
state scelte in modo che la struttura numerica che si ottiene possa
essere utilizzata come modello matematico per rappresentare misure,
confronti e operazioni tra grandezze fisiche. Si può
dimostrare che per questa struttura valgono le proprietà
algebriche che abbiamo utilizzato per trasformare termini ed
equazioni. [
termini equivalenti]
|
Indichiamo con il
simbolo (+) questa operazione, che ha input e output
nell'intervallo di numeri reali [0,360). |
|
| Più in generale vale la proprietà x(+)y = y(+)x, così come valgono altre proprietà dell'usuale addizione: | |
| x(+)0 = x, esiste y tale che x(+)y = 0 (y è la rotazione che riporta l'asta dalla posizione x alla posizione 0), Tuttavia non vale la proprietà: «0 è l'unico numero che sommato a se stesso dà come risultato 0», cioè: «l'equazione x+x = 0 ha come unica soluzione x = 0». Infatti abbiamo sia 0 (+) 0 = 0 che 180 (+) 180 = 0. |
|
Anche l'intervallo [0,360) dotato dell'operazione (+) è una struttura numerica, pur se non verifica tutte le proprietà algebriche che valgono per l'insieme di tutti i numeri reali dotato dell'usuale addizione.
Nota.
Ecco come definire in R tale operazione, usando la funzione "resto intero" %%:
piu <- function(x,y) (x+y)%%360
Se batto piu(180,270) ottengo 90.
Si usa anche dire che 350 (= 180+270) e 90 sono equivalenti modulo 360 per esprimere
che sono eguali a meno di multipli di 360, così come 6, 18, 30, 42 sono equivalenti modulo 12 (se a partire
dalle ore 6 aggiungo 12, 12·2, 12·3 ottengo sempre la stessa ora su un orologio a lancette).
Vi sono situazioni in cui può essere utile ricorre a strutture
definite su un sottoinsieme dei numeri naturali. Ad esempio per tener conto dell'ordine di arrivo degli utenti ad uno sportello (bancario, postale,
) o in un negozio usualmente molto affollato si può ricorrere alla distribuzione automatica di biglietti numerati da 01 a 99; arrivato al biglietto 99 il distributore riparte con un biglietto numero 01, poi numero 02,
. Abbiamo una struttura numerica simile a quella considerata
all'inizio della voce, ma con al posto di S una funzione-successore differente, chiamiamola S', così definita: S'(01)=02, S'(02)=03,
, S'(99)=01. Definendo un'addizione (+) mediante questa funzione-successore abbiamo ad esempio 88(+)20 = 09 (avanzando di 11 si arriva a 99, con altri 9 si arriva a 09).
Simili sono la struttura dei numeri delle ore sull'orologio (a 12 segue 1) e quella dei giorni della settimana (LU
MA
ME
GI
VE
SA
DO
LU
).
Ovvero, si pensi la struttura costutuita dalle cifre di un
contagiri. Nel contatore decimale abbiamo: 0
1
2
8
9
0
1
. In quello binario: 0
1
0
1
0
.
Addizionando, sottraendo
e moltiplicando numeri interi otteniamo sempre numeri interi.
Addizionando, sottraendo e moltiplicando numeri decimali limitati
otteniamo sempre numeri decimali limitati.
Ciò si può
esprimere dicendo che l'insieme dei numeri interi e quello dei numeri
decimali limitati sono chiusi rispetto all'addizione,
alla sottrazione e alla moltiplicazione.
La divisione tra numeri
interi in alcuni casi dà risultato intero, in altri no: 1/3 fa
0.333
, che non è intero. Questo esempio ci mostra che lo stesso
accade anche per i numeri decimali limitati: 1 e 3 sono decimali
limitati, 0.333
no. Quindi questi due insiemi non sono chiusi rispetto
alla divisione.
E i numeri
periodici?
Ogni
numero periodico è esprimibile come risultato della divisione
tra numeri interi.
Infatti, come si può verificare facilmente con una CT, dividendo 7 per 9 ottengo 0.777
, 23 per 99 ottengo 0.232323
, 81 per 999 ottengo 0.081081081
e, più in generale, dividendo un numero naturale per 99
9 (sequenza di n 9) si ottiene
un numero con periodo di n cifre; più precisamente si ottiene il periodo
83 0254
0.83 = 0.0254 =
99 9999
71 63·99 71 6237+71 6308
63.71 = 63 + 0.71 = 63 + = + = =
99 99 99 99 99
1 6308 1 6308
6.371 = 63.71 · = · =
10 99 10 990
Nota. Fino alla prima metà del XX secolo, quando non erano diffusi i mezzi di calcolo, poteva essere utile, per chi doveva fare spesso calcoli, ricorre a un procedimento per trasformare numeri periodici in rapporti tra interi più meccanico (per chi ha voglia di leggerlo era il seguente: "un numero periodico è generato dlla frazione avente come numeratore la differenza tra il numero formato da tutte le cifre che precedono il periodo seguite da quelle del periodo e il numero formato dalle cifre che precedono il periodo e come denominatore il numero formato da tanti 9 quante sono le cifre del periodo e tanti zeri quante sono le cifre dell'antiperiodo" !!! ; nell'ultimo caso, il procedimento avrebbe portato direttamente al calcolo di (6371-63)/990 ), ma che le persone, se non mantenevano l'allenamento, dimenticavano facilmente. In qualche "vecchio" libro di scuola si trovano ancora cose di questo genere.
E, viceversa, ogni
divisione tra numeri interi (quando è definita, cioè
quando il secondo termine della divisione non è 0) ha come
risultato un numero periodico .
Per capirlo consideriamo, ad es., 24/7. Il risultato intero è 3 (7·3=21) con il resto di 3 (24-21=3). Per trovare la parte decimale si prosegue dividendo 3 per 7 mediante la trasformazione di 3 in 30 decimi. Facendo 30/7 si trova 4 con il resto di 2. Quindi il risultato è 3 e 4 decimi. Per trovare un'ulteriore cifra si trasformano i 2 decimi di resto in 20 centesimi e si fa 20/7: 2 con il resto di 6. Quindi il risultato è 3, 4 decimi e 2 centesimi. Ecc.
3 30 7·4+2 2 > decimi > decimi > 4 + decimi 7 7 7 7 2 20 7·2+6 6 decimi > centesimi > cent. > 2 + centesimi 7 7 7 7 | |
3 | 7 | 30| 0.4285714... -28 20 -14 60 -56 40 -35 50 -49 10 -7 30 -28 20 ... |
L'algoritmo per trovare la parte decimale è usualmente schematizzato nel modo a fianco: man mano si calcola il risultato intero, si trova il resto e gli si aggiunge "0", si trova il nuovo risultato intero e il nuovo resto, e così via. I resti possibili di una divisione per 7 sono 0, 1, 2, 3, 4, 5 e 6; quindi prima o poi, dopo al più 7 passi, si incontra un resto già trovato. E infatti, in questo caso, si ritrova 3. Da lì in poi il procedimento si ripete esattamente come prima. Il risultato esatto è quindi un numero periodico, con periodo (428571) lungo 6. Una divisione di un numero intero per 7 può dare un numero con periodo lungo al più 6 (infatti come resti si possono susseguire al massimo, in un qualche ordine, i numeri da 1 a 7; se invece si incontra il resto 0, da lì in poi si ripete sempre il resto 0: il risultato è un numero decimale limitato). Più in generale la divisione tra due interi m/n ha come risultato esatto un numero periodico con periodo lungo al più n (o, in particolare, un numero decimale limitato o, in particolare, intero). Da QUI puoi accedere a un programma che calcola la divisione tra due interi esprimendo il risultato in una base a scelta (l'algoritmo della divisione è lo stesso: in base 60 si trasforma via via il resto in sessantesimi, ossia si moltiplica per 60 invece che per 10): prova a usarlo per 3/7 sia in base 10 che in base 60 (e verifica che 3/7 di ora sono |
Quindi, i numeri periodici sono identificabili con i numeri esprimibili come rapporto tra due interi (ossia nella forma m/n con m e n numeri interi), cioè con i cosiddetti numeri razionali [il termine "razionale" deriva dal fatto che "razione" (ratio, onis) era il termine latino per "rapporto"; da "ragione", parola nata come deformazione di "razione", quando intesa come "rapporto", deriva ragionieria, ossia l'applicazione della matematica elementare - rapporti, proporzionalità, - ai calcoli di tipo economico].
Le quattro operazioni
tra numeri razionali hanno sempre risultato razionale (cioè
esprimibile nella forma m/n):
a c a·d b·c a·d + b·c + = + = b d b·d b·d b·d a c a·d b·c a·d - b·c - = - = b d b·d b·d b·d a c a·c · = b d b·d a a ·b b b a a·d a·d = = = = c c c·b c·b c·b ·b ·d ovvero: d d d d -1 a c a d a·d = ·() = · = b d b c b·c
[per le riscritture impiegate:
(moltiplicare per uno stesso termine i termini di un rapporto, trasformare un rapporto in prodotto,
) e
(raccogliere a fattor comune) alla voce Termini equivalenti]
Quindi l'insieme dei
numeri periodici (ovvero, numeri razionali) è
chiuso rispetto alla "quattro operazioni". Non è
invece chiuso rispetto all'estrazione della radice quadrata; infatti, ad es., √5
[come abbiamo già osservato:
] non è periodico.
Anche altre radici quadrate non sono periodiche, ad es.: √2, √3,
, √p se p è un numero primo (ossia un numero naturale che è multiplo solo di 1 e di sé stesso) diverso da 1.
Infatti il quadrato q di un numero dalla forma m/n non può essere un numero primo diverso da 1:
da (m/n)·(m/n) = (m·m)/(n·n) = q ricavo m·m = q·n·n; dunque m·m è un multiplo di q; se q fosse primo anche m dovrebbe essere un suo multiplo; ma allora avrei m=q·h da cui q·h·q·h=q·n·n e h·q·h=n·n; quindi anche n sarebbe un multiplo di q, contraddicendo il fatto che avrei potuto semplificare m/n in modo che m e n non abbiano divisori comuni diversi da 1.
I numeri reali non periodici, non essendo razionali, vengono detti anche irrazionali (ma ciò non significa che le loro cifre si susseguano in modo caotico, come si potrebbe pensare riferendosi all'uso dell'aggettivo "irrazionale" come "privo di ogni logica":
esempio (e) alla voce I numeri, le cui cifre si susseguono secondo un ben preciso procedimento).
Nota. In genere tra i numeri primi non si include il numero 1, essenzialmente per rendere più comodo l'enunciato di alcune proprietà che varrebbero per tutti i numeri primi ma non per 1, in modo da poter evitare l'aggiunta di "diverso da 1", come quella da noi operata sopra.
Un altro es.: quando si dice che "per ogni numero naturale N maggiore di 1 esiste un unica sequenza ordinata di numeri primi il cui prodotto sia N" si intende escludere 1 dai numeri primi, altrimenti accanto alla scomposizione di 12 come 2·2·3 vi sarebbero anche 1·2·2·3, 1·1·2·2·3,
, che potremmo evitare solo mettendo "
primi diversi da 1".
Ma molti matematici includono anche 1 (ad es. lo fanno alcuni dei matematici più famosi del XIX e del XX secolo, come Lebesgue, Lehmer e Aczel).
Quando si legge un libro o un articolo in cui si parla di numeri primi è bene cercare quale
convenzione usa l'autore. E quando si scrive, per chiarezza, potrebbe essere utile aggiungere all'aggettivo "primo",
eventualmente tra parentesi, la specificazione "diverso da 1" o "incluso 1", a seconda dei casi.
Come ottenere le scomposizioni in numeri primi col software R:
n <- 68
k <- 2; while (k<=n) if (n/k==floor(n/k)) {print(k); n <- n/k} else k <- k+1
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Per indicare in modo abbreviato i vari
insiemi numerici si usano spesso alcuni simboli particolari:
R o IR per indicare l'insieme dei reali,
Q o
per indicare quello dei numeri razionali,
Z o
per quello degli interi e
N o IN per indicare quello dei numeri naturali.
Si usano anche R*, N*,
per indicare gli stessi insiemi da cui è stato tolto il numero 0.
Questi simboli sono spesso comodi per descrivere domini e immagini di funzioni o, più in generale, l'insieme in cui far variare una variabile. Ad esempio per dire che una funzione è definita per tutti i numeri reali si può dire che ha R, o
,
),
x3
2x
Q / 0 ≤ x < 1}.
Nota. Vi è una manipolazione algebrica che prende il nome di razionalizzazione. Con questo termine non si intende la trasformazione di un numero irrazionale in razionale (cosa impossibile, anche cambiando base di rappresentazione, come abbiamo visto), ma semplicemente una manipolazione di un rapporto, in genere operata moltiplicando i due termini del rapporto per uno stesso termine, che lo trasforma in modo da eliminare la comparsa di (tutte o alcune) radici dal secondo termine. Ecco tre esempi:
1 / √3 → √3 / (√3·√3) → √3 / (√3)2 → √3 / 3
(√x + 1) / √x → √x (√x + 1) / (√x·√x) → (x + √x) / x
1 / (√x + 1) → (√x 1) / ((√x 1)(√x + 1)) → (√x + 1) / (x 1)
[qui per eliminare "√" abbiamo usato la trasformazione (a b)(a + b) → a2 b2 con a = √x e b = 1]
Si tratta di manipolazioni che sono comode in particolari casi. Spesso sono utili le trasformazioni opposte. Ad es. se devo operare mentalmente può essermi comodo pensare 1/√3 come √3/3, che, se ricordo che √3 ≈ 1.73, posso approssimare a 1.8/3 = 0.6. Se invece uso una calcolatrice e devo calcolare √3/3 mi conviene, viceversa, pensare a 1/√3 in modo da usare solo tre tasti (3
).
Quando si opera una razionalizzazione occorre controllare se si ottiene un termine equivalente o no.
Ad es. nel secondo degli esempi precedenti abbiamo operato anche la sostituzione di √x·√x con x che sono equivalenti solo per x ≥ 0; in questo caso non vi sono problemi in quanto nel termine complessivo rimane presente un "√x" che impone la esclusione dal dominio degli x negativi.
Nel terzo esempio, invece, abbiamo ottenuto un termine che ha un dominio più ristretto rispetto a quello originale: non è definito per x = 1.